Emelie, una giornalista trentenne molto “metropolitana”, tipica rappresentante della sua generazione, dopo l’inevitabile burnout si rifugia in una sperduta località dell’estremo nord della Svezia per cercare di rimettere insieme i pezzi. Dalla sua tenda in cima a un’altura scorge un giorno una strana accozzaglia di persone che la incuriosiscono proprio perché sfuggono a qualsiasi catalogazione. Comincia a osservarle, e, da brava giornalista, a prendere appunti. Il gruppo (che si autodefinisce La Colonia) è composto da sette persone di età, estrazione, istruzione e provenienza diverse, che per vari motivi si sono a poco a poco ritrovate a convivere in un podere isolato, dove ora costituiscono una sorta di comune semi-autonoma. Per gli adulti del gruppo, che hanno tutti alle spalle esperienze pesanti, questo tipo di vita è una sorta di paradiso, ma per i due giovani (un trentenne e un tredicenne) a quella vita idilliaca manca comunque qualcosa di fondamentale: il contatto con gli altri, l’esperienza del mondo di fuori. L’arrivo di Emelie sarà la scossa che porterà a una presa di coscienza da parte di tutti.