MA.GA
MA.GA è un integratore alimentare innovativo, studiato per sostenere l’equilibrio metabolico e contrastare lo stress ossidativo, due fattori chiave per il benessere generale. La su a formulazione segue gli studi e le sperimentazioni del Dott Gabriele Prinzi combinando amminoacidi, estratti vegetali e micronutrienti selezionati per agire in modo mirato sulla regolazione della glicemia, sul metabolismo energetico e sulla protezione delle cellule. Grazie alla presenza di NAC, Berberina e Acido Alfa-Lipoico, il prodotto supporta i processi di detossificazione, migliora la sensibilità insulinica e contribuisce alla gestione fisiologica del glucosio. Cannella e Pino, ricchi di principi attivi, completano l’azione con effetti antiossidanti e regolatori del metabolismo dei carboidrati, mentre Zinco, Selenio e Cromo garantiscono un contributo essenziale per il mantenimento della salute cellulare e dei normali livelli di zucchero nel sangue. Benefici Principali Equilibrio della glicemia: il Cromo aiuta a mantenere stabili i livelli di glucosio nel sangue. Protezione antiossidante: NAC, ALA, Pino e Cannella contrastano lo stress ossidativo, proteggendo le cellule dai radicali liberi. Supporto metabolico ed energetico: la Berberina favorisce il metabolismo dei carboidrati, mentre Vitamina D, Zinco e Selenio contribuiscono al corretto funzionamento del sistema immunitario e muscolare. Vitalità e benessere quotidiano: ingredienti sinergici per ridurre affaticamento e sostenere energia e concentrazione. Ingredienti chiave N-acetil-L-cisteina (NAC) – antiossidante e detossificante, favorisce la sintesi del glutatione. Berberina HCl – utile per il metabolismo dei carboidrati e la regolazione della glicemia. Acido Alfa-Lipoico (ALA) – potente antiossidante, sostiene il metabolismo energetico. Cannella (Cinnamomum zeylanicum) – favorisce la digestione e il controllo del glucosio. Pino (Pinus sylvestris) – ricco di proantocianidine, contrasta i radicali liberi. Moringa – fonte naturale di nutrienti, contribuisce al benessere generale. Zinco, Selenio e Cromo – micronutrienti essenziali per il metabolismo e la protezione cellulare. Vitamina D – sostiene il sistema immunitario e la funzione muscolare. Modalità d’uso Si consiglia di assumere 2 compresse al giorno, preferibilmente dopo cena, con abbondante acqua. A chi è consigliato RIMEDIO 2 – MA.GA è particolarmente indicato per: Chi desidera mantenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue. Persone che soffrono di affaticamento e stress ossidativo. Chi vuole sostenere il metabolismo e le difese naturali in modo completo e naturale. Con RIMEDIO 2 – MA.GA ritrovi energia, equilibrio e protezione cellulare per affrontare al meglio le tue giornate. FOCUS MORINGA OLEIFERA Moringa Oleifera è una pianta appartenente alla famiglia Moringaceae, un genere di piante arboree tropicali e subtropicali appartenenti all’ordine Brassicales. È conosciuta come “albero della vita”, “albero del rafano”, “albero dell’acqua pulita”, e, in effetti, questa particolare pianta originaria delle regioni di India, Pakistan e Afghanistan situate ai piedi dell’ Himalaya è un’inesauribile fonte di risorse per l’uomo. È coltivata nella maggior parte dei paesi della fascia tropicale ed equatoriale, raggiunge i dieci metri di altezza, ed è quasi immortale: cresce nei terreni poveri, ricresce dopo essere stata tagliata e produce frutti anche quando c’è grande siccità. Per questa sua capacità di crescere in condizioni aride e in terreni poveri, oltre che per le sue proprietà nutrizionali superiori, a livello archetipico è considerata per l’appunto come l’albero della vita e dei miracoli. Praticamente tutta la pianta è commestibile e possiede un notevole interesse dal punto di vista nutrizionale. È di grande rilievo il fatto che il contenuto proteico delle parti della pianta è completo, ovvero le parti della pianta contengono tutta la gamma degli aminoacidi richiesta per il fabbisogno proteico, anche quelli essenziali, oltre ad abbondare di vitamine e sali minerali. Questo fatto è pressoché unico tra i vegetali: si può definire Moringa Oleifera come l’unica pianta oggi nota con tali caratteristiche. La droga, cioè la parte di pianta dotata di proprietà officinali, è costituita principalmente dalle foglie e dai semi, ma anche i fiori e le radici vantano proprietà salutari. Le foglie, che costituiscono la droga più studiata ed utilizzata, sono la parte più utilizzata per il loro alto valore nutrizionale: contengono in alta percentuale le vitamine del gruppo B, le vitamine A, C, E, e K, proteine (circa il 30% del loro peso secco), 9 aminoacidi essenziali, minerali quali calcio, potassio, zinco, magnesio, ferro, fosforo e rame (il potassio in particolare è particolarmente abbondante). E’ presente anche una buona percentuale di fibre, circa il 20%. Contengono inoltre flavonoidi, in particolare quercetina, miricetina, kaempferolo e loro derivati, oltre che ad acidi fenolici, quali acido caffeilchinico, acido gallico, acido clorogenico ed acido ellagico. Contengono anche carotenoidi, saponine, alcaloidi, tanni e fitati, oltre che ai glucosinolati, di cui il maggior rappresentante è la glucomoringa. I glucosinolati non sono però bioattivi fino a quando non vengono idrolizzati (durante la frantumazione o la rottura delle cellule vegetali), dagli enzimi endogeni “mirosinasi” con conseguente formazione di tiocianati, isotiocianati e nitrili che costituiscono le molecole attive. Ai frutti immaturi, consumati previa bollitura, sono attribuite proprietà afrodisiache. Le radici hanno un sapore simile al Rafano, caratteristica che ha attribuito a questa pianta il nome di “albero del rapanello” (horseradish tree), e si possono utilizzare grattugiate come condimento aromatizzante, senza eccedere nell’uso, per il contenuto di un alcaloide tossico (spirochina). I semi invece, dai quali si ottiene un olio dalla composizione simile a quella dell’olio di oliva (l’acido oleico rappresenta circa il 65-77% del contenuto totale in acidi grassi), contengono glucosinolati in percentuale maggiore rispetto alle foglie, fitosteroli, alcuni composti fenolici e saponine. Le altre parti della pianta presentano un profilo fitochimico abbastanza simile. La Moringa è utilizzata nell’antica medicina ayurvedica per prevenire numerose malattie, in virtù delle sue numerose proprietà medicinali. Inoltre le foglie – consumate direttamente fresche o essiccate, oppure in forma di infuso – sono utilizzate per la cura di malaria, febbre tifoide, malattie parassitarie, artrite, gonfiori, tagli, malattie della pelle, disturbi genito-urinari, ipertensione e diabete. Solo alcune delle attività specifiche di Moringa riportate negli studi etno farmacologici sono state studiate e verificate attraverso studi preclinici in vitro e in vivo effettuati utilizzando estratti delle diverse parti della pianta. Questi studi si sono focalizzati in particolare sulle attività antiossidante, antibatterica, antifungina, antivirale, antinfiammatoria, immunomodulatoria, ipolipidemizzante, ipoglicemizzante e antitumorale. In uno studio relativo alla connessione tra Moringa ed effetti ipoglicemizzanti, è stato evidenziato come la pianta abbia la capacità di ridurre la glicemia grazie al suo alto contenuto di flavonoidi ed acidi fenolici, senza causare effetti avversi. I meccanismi proposti per ridurre la glicemia includono sia l’inibizione delle attività di α-amilasi pancreatiche e α-glucosidasi intestinali, con conseguente diminuzione dell’assorbimento intestinale del glucosio e dei prodotti finali del processo di glicazione avanzata. Uno tra questi è l’emoglobina glicata, che si forma in seguito alla reazione tra glucosio ed emoglobina e il cui valore fornisce un’indicazione sui livelli medi della glicemia negli ultimi due o tre mesi prima dell’esame del sangue – riducendo così il rischio di sviluppare diabete mellito e migliorando i livelli di glucosio nei pazienti pre diabetici e diabetici. Inoltre, grazie all’elevato contenuto di composti polifenolici, le foglie di moringa possiedono una notevole attività antiossidante, che consente loro di inibire lo stress ossidativo causato dallo stato iperglicemico del soggetto. Altri possibili meccanismi legati all’azione ipoglicemizzante di Moringa, oltre all’aumento della secrezione e della sensibilità all’insulina, riguardano l’aumento della captazione di glucosio nei muscoli e nel fegato, l’inibizione dell’assorbimento del glucosio a livello intestinale e una diminuzione della gluconeogenesi nel fegato. [1] Una ricerca sistematica nel database PubMed e nelle biblioteche sugli effetti della Moringa, che ha incluso 33 studi su animali e 8 studi sull’uomo, ha confermato l’effetto ipoglicemizzante, sia in condizioni acute che in somministrazioni a lungo termine (anche in merito alla prevenzione di altri cambiamenti metabolici e complicazioni associate allo stato iperglicemico), più ulteriori numerose funzioni. Secondo questi studi la pianta presenta infatti un’ampia varietà di attività biologiche, mostrando potenti azioni antiossidanti, analgesiche, citoprotettive, antiulcera, antipertensive e immunomodulatorie, nonché un effetto inibitorio sui mediatori proinfiammatori come iNOS, COX-2, PGE-2, TNF-α, IL-1β e IL-6. Il suo valore terapeutico come cardioprotettivo, epatoprotettivo, neuroprotettivo, antiasmatico, antitumorale, antimicrobico, ipolipidemizzante, modulatore del microbiota intestinale e antidiabetico deriva dai suoi costituenti fitochimici quali alcaloidi e composti fenolici. Esperimenti hanno fornito prove che le molecole o gli estratti ricchi contenuti nella Moringa inibiscono l’attività dell’α-amilasi pancreatica e dell’α-glucosidasi intestinale, di cui abbiamo discusso anche precedentemente, oltre ad altri molteplici potenziali meccanismi coinvolti che includono, ad esempio, l‘inibizione da parte dei glicosidi della quercetina dell’assorbimento del glucosio dipendente da Na + tramite il trasportatore SGLT-1. Sono tre gli studi che indagano l’effetto ipoglicemico della Moringa Oleifera utilizzando polvere di foglie secche. Nello studio di Villarruel-López et al., la somministrazione di 50 mg/die di polvere di foglie secche di Moringa per 8 settimane a ratti diabetici indotti ha portato a una diminuzione della glicemia, misurata alla settimana 2, che tendeva a rimanere attiva nelle settimane successive. Risultati simili sono stati riportati da Oboh et al. in ratti diabetici indotti che hanno ricevuto il 2% o il 4% di foglie di Moringa nella loro dieta per 14 giorni, con o senza acarbosio, un inibitore dell’α-glucosidasi e dell’α-amilasi. Entrambe le dosi (2% e 4%) hanno ridotto progressivamente e la glicemia a digiuno durante il trattamento. Nel terzo studio, è stato riscontrato un effetto di miglioramento dell’intolleranza acuta al glucosio della polvere di foglie secche di Moringa Oleifera. Questo studio consisteva in un test di tolleranza al glucosio orale (OGTT) eseguito su ratti spontaneamente diabetici che ricevevano una singola dose orale di glucosio (2 g/kg di peso corporeo) più Moringa (200 mg/kg di peso corporeo) rispetto ai ratti diabetici che ricevevano solo glucosio. Nello studio di Oboh et al., quando i semi venivano utilizzati al posto delle foglie, anche la riduzione del livello di glucosio nel sangue a digiuno era significativa. Tuttavia, le foglie al 4% nella dieta (con o senza acarbosio) hanno mostrato l’effetto riducente maggiore rispetto agli altri integratori di foglie (2%) e semi (2% e 4%). In uno studio diverso che utilizzava anche la polvere di semi di Moringa, a dosi di 50 e 100 mg/kg di peso corporeo mescolata alla dieta, sono state osservate riduzioni del 35% e del 45% della glicemia a digiuno e del 13% e del 22% dell’emoglobina glicata (HbA1C) dopo un trattamento di 4 settimane rispetto al gruppo di controllo positivo. Per quanto riguarda gli effetti ipoglicemici acuti, le prove sono state ottenute utilizzando estratti acquosi di foglie, invece delle foglie in polvere, entrambi, con o senza sfida orale di glucosio. Nel primo caso, ratti diabetici indotti pretrattati con 200 mg/kg di estratto di foglie 90 minuti prima di una sfida orale di glucosio hanno mostrato livelli di glucosio significativamente più bassi a 1, 2 e 3 ore dopo la somministrazione. In questo studio, la dose di 100 mg/kg ha avuto un effetto minore e la dose di 300 mg/kg ha mostrato un effetto simile alla dose di 200 mg/kg, che ha ridotto di circa il 25% i valori di glucosio due ore dopo la sfida. Infine è stato studiato l’effetto ipoglicemico durante un OGTT eseguito dopo 30 minuti di somministrazione orale di 20 mL/kg di tè di foglie di Moringa: è stata osservata una diminuzione complessiva del 18% della glicemia postprandiale nei 150 minuti successivi alla stimolazione con glucosio. L’effetto anti-iperglicemico acuto è stato dimostrato anche con l’estratto acquoso di foglie in soggetti a cui è stata misurata la glicemia (senza stimolazione orale con glucosio) a intervalli di 2 ore dopo la somministrazione di 100 mg/kg di estratto in 2 giorni consecutivi. Nello studio di Khan et al., i ratti trattati con diabete hanno mostrato una caduta massima del 53,2% nella glicemia a digiuno dopo 4 ore di somministrazione orale. Effetti simili sono stati evidenziati nei topi il cui diabete è stato indotto tramite una dieta ricca di grassi, mostrando una diminuzione del 34% della glicemia il giorno 2 che si è normalizzata rispetto ai topi di controllo (non diabetici) e una diminuzione di oltre il 50% il giorno 3. L’estratto acquoso di foglie di Moringa ha anche mostrato un effetto ipoglicemico cronico in esperimenti con trattamenti a lungo termine. Ad esempio, questo effetto è stato dimostrato lungo tre settimane di intervento con 100 mg/kg o 200 mg/kg di estratto acquoso rispetto ai non trattati con l’estratto, questi ultimi mostrando una completa normalizzazione in 7 giorni. L’effetto di riduzione cronica dell’iperglicemia è stato osservato anche in soggetti animali a cui è stato somministrato per via orale un estratto acquoso (250 mg/kg o 300 mg/kg) per 18 giorni o 24 giorni rispetto ai livelli di glucosio nel sangue nel gruppo di controllo alla fine dell’intervento, e in un modello di topi simile a cui è stata somministrata una dose di 100 mg/kg di estratto acquoso per 14 giorni. In quest’ultimo, sia la glicemia a digiuno che l’HOMA-IR sono migliorati significativamente rispetto ai topi diabetici non trattati. I risultati sono stati simili all’effetto della metformina. Uno studio diverso, condotto con estratto etanolico di semi di Moringa (161 mg di isotiocianato di Moringa [MIC-1]/kg), ha mostrato significativi effetti di riduzione della glicemia nell’OGTT eseguito alle settimane 2, 4, 6, 9 e 12 di trattamento nei topi con diabete indotto da una dieta molto ricca di grassi rispetto agli animali diabetici non trattati. Due studi sono stati condotti con la somministrazione di capsule/compresse di foglie macinate di Moringa a pazienti diabetici di tipo 2 non insulino-dipendenti che hanno ricevuto solo farmaci antidiabetici orali e raccomandazioni dietetiche per ridurre l’apporto energetico. Nel primo studio, di Kumari et al., 22 pazienti diabetici hanno ricevuto il trattamento con Moringa e nove no, mentre nel secondo studio, di Giridhari et al., 60 pazienti sono stati divisi equamente in due gruppi (trattamento con Moringa e controllo). La durata dell’intervento è stata rispettivamente di 40 e 90 giorni. In Kumari et al. studio, l’assunzione giornaliera di 8 Moringa g ha portato a una riduzione del 26% della glicemia postprandiale alla fine dell’intervento. Nel frattempo, nello studio di Giridhari et al., due compresse al giorno di una quantità sconosciuta di polvere, hanno ridotto il livello di glicemia postprandiale da 210 mg/dL a 191, 174 e 150 mg/dL, rispettivamente, dopo il primo, secondo e terzo mese di integrazione (riduzione del 29%). In quest’ultimo studio, anche l’HbA1C è stata ridotta dopo il trattamento (da 7,81 ± 0,51% a 7,40 ± 0,63%) mentre questo non era il caso nel gruppo di controllo. In un altro studio, 60 donne in postmenopausa, ma altrimenti sane, divise in due gruppi paralleli, hanno ricevuto, rispettivamente, nessun integratore o 7 grammi di polvere di foglie di Moringa, per 3 mesi. In questo periodo, è stata osservata una diminuzione del 13,5% della glicemia a digiuno. Inoltre, il numero di donne che hanno normalizzato i valori di glucosio (cioè,
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